SCHEDE DELLA PENISOLA SORRENTINA

   
 


SCHEDA BOTANICA

La Penisola Sorrentina presenta una notevole varietà di ambienti che vanno da quello più tipicamente montano, in corrispondenza delle cime del monte Faito, a quello più spiccatamente mediterraneo, man mano che ci si avvicina al mare; di conseguenza rappresenta uno dei tratti costieri campani più affascinanti ed interessanti dal punto di vista flogistico e vegetazionale.

Sul monte Faito, alto circa 1100 m.s.l.m., si trovano delle estese faggete. Il faggio (Fagus selvatica) è una specie arborea diffusa in tutta Europa, ama le temperature fresche, l’umidità costante e le piogge abbondanti. I boschi che forma sono caratterizzati, in primavera, da un sottobosco molto povero di specie erbacee in quanto l’ampia chioma ricca di foglie impedisce alla luce di arrivare al livello del suolo. Per questo motivo in questi boschi è caratteristica una fioritura tardo-invernale di viole, ciclamini ed anemoni. A quote più basse troviamo boschi di castagno (Castanea sativa) e di roverella (Quercus pubescens), ma la maggior parte del paesaggio vegetale è dominato dagli arbusti sempreverdi della macchia mediterranea.

Mitezza del clima, siccità estiva e forte insolazione sono le caratteristiche climatiche peculiari dei paesi mediterranei che influenzano la vegetazione costiera della penisola.

Le comunità vegetali che si incontrano passeggiando per il sentiero della Malacoccola o di Punta Campanella sono riconducibili a tre tipi fondamentali: foresta sempreverde, macchia e gariga.

La foresta sempreverde, costituita da querce tra le quali domina il leccio (Quercus ilex) è stata quasi distrutta completamente: l’agricoltura, il pascolo e l’utilizzazione dei boschi hanno inevitabilmente portato alla trasformazione del paesaggio originario. Scomparsi del tutto gli oscuri boschi di leccio, la vera ricchezza  e bellezza della Penisola è la macchia mediterranea  che esplode di colori in primavera quando corbezzolo (Arbutus unedo), lentisco (Pistacia lentiscus), erica (Erica arborea), mirto (Mirtus communis) e vari cisti fioriscono.

I luoghi aperti e soleggiati o i pendii ghiaiosi e calcari sono le garighe, ambienti particolari per la vegetazione ospitata. Nella gariga si trovano cespugli di rosmarino e di altri piccoli arbusti aromatici caratteristici del Mediterraneo. Fra le presenze più interessanti e rare ci sono le orchidee, belle e affascinanti come quelle esotiche nonostante le ridotte dimensioni. I generi più rappresentativi sono due: le specie appartenenti al genere Ophrys e quelle appartenenti al genere Orchis. Le orchidee sono specie rare e quindi si consiglia di non raccoglierle ma di limitarsi a fotografarle, indicazione del resto valida per tutte le altre specie vegetali.

L’uomo, oltre ad aver stravolto il paesaggio per le sue attività, ha anche introdotto nell’ambiente naturale specie vegetali estranee alla storia evolutiva della nostra vegetazione, producendo così una sorta di “inquinamento verde”.

Infatti le specie esotiche introdotte si sono ottimamente naturalizzate, occupando le aree lasciate dalla vegetazione originaria distrutta. Esempi ci sono dati dalla forte presenza dell’agave (Agave americana) e dagli eucalipti (Eucaliptus globulus); questi ultimi, insieme a varie specie di pini, sono utilizzati per rimboschire le pendici degradate dei monti Lattari, sebbene sarebbe auspicabile rimpiantare specie autoctone e meno attaccabili dagli incendi. In molte aree della Penisola la diminuzione delle attività agricole sta permettendo una ripresa delle piante autoctone, ed ecco che si incontrano zone dove il carrubo, l’olivastro, il mirto, il leccio riprendono a vegetare con vigore, ridando alla nostra terra i colori, i profumi ed i frutti che l’hanno sempre contraddistinta nel passato.

 
 


SCHEDA FAUNISTICA

Le zoocenosi che caratterizzano le aree interessate dai percorsi presi in esame, sebbene presentino piccole differenze nella distribuzione dovute a variazioni locali di umidità, esposizione e copertura vegetale, sono quelle tipiche della macchia subappeninica. 

UCCELLI 
Gli uccelli sono forse tra gli animali più facilmente individuabili, sia in estate, quando i maschi si impegnano nella difesa del territorio con versi e canti territoriali, che in inverno, quando molte specie si avvicinano ai centri abitati per risolvere i problemi di alimentazione che la stagione crea.Tra i falconidi va segnalato in particolare il gheppio (Falco tinnunculus), spesso osservabile mentre scruta dall’alto il territorio di caccia. Molto più raro è invece il falco pellegrino (Falco peregrinus), una volta abbondante nelle nostre zone. Tra gli accipitriformi sono presenti la poiana (Buteo buteo) e lo sparviero (Accipiter nisus), visibili durante il loro passo migratorio. Gli strigiformi, meglio noti come rapaci notturni, annoverano la civetta (Athene noctua) e l’assiolo (Otus scops). Molto comune è anche l’allocco (Strix aluco), importantissimo per il suo ruolo di predatore dei grossi ratti, in costante aumento nei nostri centri abitati. Tale funzione è svolta anche dal barbagianni (Tyto alba), caratterizzato da un piumaggio chiaro che lo rende visibile anche in condizioni di scarsa illuminazione. Il corvo imperiale (Corvus corax) si distingue per la sua enorme mole, è più grande della poiana, e per il volo veleggiato, con battiti d’ala regolari e potenti. Abita le zone montagnose e rocciose. Con un po’ di attenzione, in prossimità di grossi alberi è possibile riconoscere alcune specie di picchi, riconoscibili direttamente o attraverso il loro tambureggiare. I più comuni sono il torcicollo (Jynx torquilla) e il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major).Molto comuni alcuni turdiformi come il merlo (Turdus merula) e il pettirosso (Erithacus nubecola), facilmente visibile in inverno perché si avvicina alle abitazioni in costante ricerca di cibo, così come il codirosso (Phoenicurus phoenicurus). Rinvenibile solo d’estate è invece l’usignolo (Luscinia megarhynchos) dal canto forte e musicabile, udibile sia di giorno che di notte. Solo in autunno e all’inizio della primavera, durante il loro passo migratorio, si possono osservare il tordo bottaccio (Turdus philomelos) e il tordo sassello (Turdus iliacus), vittime preferite dai cacciatori assieme all’allodola (Alauda arvensis), alla quaglia (Coturnix coturnix) e alla beccaccia (Scolopax rusticola). Tra gli altri visitatori d’estate ci sono il cuculo (Cuculus canorus), la rondine (Hirundo rustica), il rondone (Apus apus) e il balestruccio (Delichon urbica).Numerosi i silfidi presenti sul nostro territorio; i più comuni sono l’occhiocotto (Sylvia melanocephala), la capinera (Sylvia atricapilla) e il luì piccolo (Philloscopus collybita). Anche le cince d’inverno si avvicinano alle abitazioni; le più riconoscibili, per le loro “acrobazie” alla ricerca del cibo, sono la cinciallegra (Parus major) e la cinciarella (Parus caeruleus).Un cenno a parte merita lo scricciolo (Troglodytes troglodytes), un piccolo uccello paffuto dalla coda costantemente eretta e dal canto forte e vibrante nonostante le sue ridotte dimensioni.
Infine, tra le specie protette, vanno ricordati i fringillidi presenti sul territorio; tra questi il fringuello (Fringilla coelebs), il verzellino (Serinus serinus), il verdone (Carduelis chloris) e il variopinto cardellino (Carduelis carduelis).
 
 
MAMMIFERI
Rispetto agli uccelli, i mammiferi sono molto meno osservabili, perché gli animali di questo gruppo conducono un’esistenza nascosta ed elusiva; la maggior parte ha infatti abitudini notturne per sfuggire ai diversi predatori, tre cui l’uomo.Tra gli insettivori il più conosciuto è sicuramente il riccio (Erinaceus europaeus), spesso trovato morto sulle strade, investito dalle auto, per la sua infelice abitudine di soffermarsi sull’asfalto di notte. Poco si sa sulle specie di talpe che vivono sul nostro territorio, ma la loro presenza è rinvenibile dai ponticelli di terra, spesso allineati, che esse lasciano come traccia del loro passaggio. Altrettanto incomplete sono le informazioni sul toporagno, ma il loro ruolo di insettivori specializzati è di enorme aiuto per l’agricoltura.Tra i roditori, i gliridi sono riconoscibili per le loro code folte e pelose, per cui vengono spesso confusi con gli scoiattoli. I più comuni sono il quercino (Elyomys quercinus) e il moscardino (Muscardinus avellanarius) chiaramente distinguibile dagli altri gliridi per il suo colore bruno-arancio.Le arvicole e i muridi sono in costante aumento, soprattutto per la diminuzione del numero dei predatori naturali. Oltre ai comuni topolini delle case (Mus musculus), è preoccupante la presenza dei ratti delle chiaviche (Rattus norvegicus), legata ad ambienti fortemente degradati,come gli scarichi di liquami, ben presenti sul nostro territorio.Il carnivoro di maggiori dimensioni sui monti Lattari è oggi la volpe (Vulpes vulpes), un animale molto versatile presente in diversi tipi di ambiente nonostante l’accanita persecuzione a cui è stata sottoposta.I mustelidi una volta erano ben rappresentati; oggi sul nostro territorio sono presenti solo la faina (Martes foina) e la donnola (Mustela nivalis), il più piccolo tra i carnivori, nota per la sua abilità nel cacciare animali di taglia superiore alla sua. Quasi scomparso è invece il tasso (Meles meles). 

RETTILI
Essenzialmente sono presenti sauri e serpenti; entrambi i gruppi possono essere osservati mentre si espongono ai raggi solari per regolare la temperatura corporea. Tra i primi la lucertola campestre (Podarcis sicula) è certamente la più conosciuta. La colorazione puù essere molto variabile, ma spesso il dorso è verde o verde oliva con le tipiche macchiettature scure. Comuni sono anche il ramarro (Lacerta viridis) e il geco (Tarantola mauritanica).I serpenti includono il biacco (Coluber viridiflavus), i cui adulti sono completamente neri, il cervone (Elaphe quaturlineata), che può raggiungere lunghezze intorno ai 2 m., e la biscia dal collare (Natrix natrix) che di solito abita in aree umide o nell’acqua. Raramente si incontra la vipera (Vipera aspis), in genere più corta, circa 60 cm.;può essere riconosciuta dal profilo della testa, con il tipico muso all’insù. Sebbene il suo morso sia velenoso, è raramente mortale e le probabilità di essere morsi, dalle nostre parti sono quasi nulle. 

ANFIBI
Gli anfibi sono limitati alle zone umide e, nelle nostre zone, a quei pochi corsi d’acqua non ancora inquinati. La salamandra pezzata (Salamandra salamandra) è quella più appariscente: i suoi colori giallo e nero avvertono il predatore che la specie non è commestibile.Scomparsi i tritoni, tra gli anuri ritroviamo la rana greca (Rana graeca) e il prevalentemente notturno rospo comune (Bufo bufo), grande fino a 15 cm e con la pelle verrucosa.
   

 

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